Un’impresa storica per “la mala sorte del mare”

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Un boato come un terremoto,una serie di black-out, erano le 21.30 del 13 Gennaio duemiladodici sulla Costa Concordia è il panico. I turisti sono a tavola,dagli altoparlanti le prime informazioni. Prima della mezzanotte la nave comincia a imbarcare acqua,si piega su un fianco,il comandante punta verso l’isola del Giglio. Ai passeggeri viene ordinato di indossare i giubbotti,comincia l’evacuazione. Le scialuppe vengono calate in mare ma è il caos.

Testimoni raccontano di gente che si tuffa in acqua per salvarsi,dall’alto lacci di salvataggio cadono sulle persone. Arrivano i soccorsi dal mare e dal cielo e quello che si trovano davanti è drammatico. Uno squarcio sulla fiancata della nave e lo scoglio incastrato nello scavo. Le luci degli elicotteri disegnano i contorni della tragedia. All’alba al porto non ci sono barche ma solo scialuppe di salvataggio e occhi di paura.

squarcio

I primi soccorritori lo capiscono da subito. La nave è andata oltre. La Concordia da lì non doveva passare. Si parla di errore umano eppure a supportare l’equipaggiamento vi erano i migliori sistemi tecnologici. Le urla dei naufraghi danno forma ai dubbi sul naufragio,sulle misure di sicurezza e sulla preparazione dell’equipaggio. I racconti dei superstiti sono pieni di dolore,di indignazione e di rabbia. Raccontano degli interminabili minuti di paura,delle inutile rassicurazioni del comandante e dello squarcio che loro hanno visto da subito. Si sono trovati a combattere con l’acqua,l’ansia,il panico e soprattutto con l’inesperienza e l’incompetenza dell’equipaggio inadatto per una tale situazione.

La Cooncordia, un gigante del mare, oltre 114kg di starza,190 metri di lunghezza,5 ristoranti,oltre 5000 cabine,era un vanto della flotta. Nave sfortunata. Nel 2008 per il forte vento urtò contro il molo di Palermo. Due incidenti in sette anni di navigazione. Nel 2005 quando venne inaugurata,la tradizionale bottiglia di champagne non si ruppe contro lo scafo. E chi và per mare sa che è il segno della mala sorte. Saranno le quattro inchieste della magistratura a dare un nome e una spiegazione a questa esperienza trasformatasi in tragedia ma soprattutto a pagare per la morte delle vittime.

Un relitto che per mesi è rimasto in mare, adagiato sul suo fianco, mentre la corrente del mare ha spazzato via i corpi dei dispersi che ancora non hanno ricevuto una degna sepoltura. Sono iniziati questa mattina sotto lo sguardo vigile ed attento dei media italiani e non solo, gli stessi che nei giorni della sciagura hanno raccontato e filmato il caos, la paura, il terrore. Sono iniziate le operazioni di raddrizzamento della Concordia.

La più grande operazione di recupero navale della storia sia per le dimensioni del relitto lungo 300 metri e pesante 114mila tonnellate, sia per il contesto ambientale. Operazione affidata alla Titan Micoperi, che si è aggiudicato i lavori di recupero. Per ragioni di sicurezza, nessuno si trova a bordo del relitto. Le operazioni sono guidate da una “control room” allestita su una chiatta posizionata davanti alla prua della Concordia e ad essa collegata con un doppio cavo per la trasmissione dei comandi. La control room ospita una decina di tecnici specializzati, mentre il resto dello staff seguirà le operazioni dalla “salvage room” allestita a terra. La rotazione del relitto in assetto verticale, detta parbuckling, richiederà da 10 a 12 ore di tempo: sarà un movimento lento e soggetto ad un costante controllo.

Secondo i tecnici responsabili del recupero, la fase più delicata sarà quella iniziale, quando lo scafo dovrà essere disincagliato dalle rocce. Una volta ruotato, il relitto poggerà sul falso fondale costruito a circa 30 metri di profondità: a quel punto si potranno verificare le reali condizioni della parte rimasta fino ad oggi sommersa e stabilire con maggiore precisione i tempi del rigalleggiamento e del successivo trasferimento dall’Isola del Giglio verso il porto di destinazione, che ancora non è stato individuato. Una volta che la nave sarà stata raddrizzata e messa in sicurezza, potranno essere svolte anche le ricerche dei due passeggeri ancora dispersi, Maria Grazia Tricarico e Russel Rebello.

cc

Un relitto che nei prossimi mesi lascerà le acque del Giglio ma in quell’isola il ricordo di quella notte sarà sempre vivo.

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