Carceri.Condizioni disumane

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Celle di sei,otto detenuti insieme,spesso non sono detenuti condannati ma in attesa di sentenza e passano i mesi. Docce comuni,orari fissi e sguardi attenti,poliziotti che vegliano. L’acqua calda è un lusso solo per alcuni penitenziari italiani. Condizioni igieniche quasi nulle. Gli spazi sono finiti. La polizia penitenziaria è poca. I soldi meno ancora. Gli scenari delle carceri italiane ammutoliscono.

Sono molti i detenuti nei penitenziari italiani,pochi invece i fondi da parte dello Stato e il lavoro di recupero spesso è solo utopia e il carcere diventa così un’esperienza dura. Carcerati costretti a restare venti ore al giorno dietro le sbarre, senza educatori, senza lavorare, senza socializzare. Fra violenze, risse e suicidi.

Aumentano vertiginosamente i suicidi da parte dei detenuti,1961 morti dal 2000 al 2012. La colpa è sempre più spesso del sovraffollamento, la tragedia silenziosa che potrebbe far esplodere in Italia una nuova stagione di rivolte nelle prigioni. Col rischio che torni la paura.

Quella delle carceri è una vera e propria bomba ad orologeria che rischia di esplodere. Eppure il problema è lì ed il carcere è un luogo che esiste e non possiamo immaginarlo come un mondo lontano e distante nel quale pensiamo vivano solo uomini e donne diversi e peggiori di noi. Questo mondo, invece, è contiguo e speculare al nostro. Contiene persone diverse solo perché private della libertà.

Non devono essere solo gli espisodi eclatanti a riportarci al mondo delle carceri italiane ma la realtà,quella dura e cruenta che racconta di un luogo difficile,in cui non esiste sociale e non esiste reinserimento sociale. Il carcere non è altro che la risposta che la società cerca di dare per arginare i fenomeni di devianza,ma spesso i mezzi che usa sono inefficienti e a volte controproducenti.

E’ bene riflettere sulle condizioni drammatiche delle carceri italiane ed intervenire,anche al più presto. Perché non è solo un soggetto ad aver commesso un reato,ma è soprattutto un essere umano con dei diritti e dei doveri e merita il rispetto. Forse dovremmo interrogarci sulle misure di carcere preventivo e su carcerazioni “troppo affrettate”. E’ il paradosso italiano:un ragazzo che è sottoposto a provvedimento dell’auturorità giudiziaria per spaccio di sostanze stupefacenti e in un carcere italiano in attesa di giudizio e può arrivare ad attendere anche anni,mentre un assassino spesso è agli arresti domiciliari in attesa di giudizio. Bisogna rivedere il sistema messo in piedi.

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