Laureato grazie agli accendini. La straordinaria storia di Rachid.

Politecnico-di-Milano-concorsi

Agosto 1999, la vecchia Golf dei fratelli di Rachid mangia la strada, attraversa lo stretto di Gibilterra, corre lungo le autostrade del Sud della Spagna affollate di turisti, raggiunge il golfo di Marsiglia e supera la frontiera di Ventimiglia prima di puntare dritto su Torino. E’ il viaggio di Rachid e dei suoi fratelli che non sono riusciti ad adattarsi a Kourigba. La loro famiglia, padre, madre e sette fratelli, viveva di agricoltura e di allevamento. Troppo poco per mantenere una famiglia.

Rachid arriva in Italia, ha molti sogni e tante speranze. Si stabilisce ed è uno dei tanti immigrati che frequenta uno dei politecnici più ambiti d’Italia: il politecnico di Torino. Arrivano da tutto il mondo ma pochi vivono di espedienti come lui. Rachid per mantenersi vende accendini nella Torino affollata.
Rachid per il suo sogno assorbe tutto il pomeriggio il veleno dell’Italia incazzata e alla sera a casa torna per studiare geometria ed analisi. La sua quotidianità si divide tra l’aula magna del Politecnico e i portici del centro di Torino. Happy end quel ragazzo che vendeva accendini in strada per pagarsi gli studi oggi è dottore in ingegneria.

Una storia felice ma altrettanto difficile. Rachid ha subito il razzismo e la violenza, che ha lasciato un segno sul suo volto. All’altezza del sopracciglio ha un taglio, colpa di un pugno sferratogli da un gruppo di giovani razzisti. Ma Rachid non si abbatte, prende d’esempio il grafene, simbolo anche della sua laurea. “Quando capita qualcosa di brutto devi cercare l’aspetto positivo, fare un reset e ricominciare da capo. E’ la regola del grafene- dice- adattarsi per diventare più resistenti”.

Rachid ha raggiunto un primo traguardo, è dottore in ingegneria con una laurea triennale ma un altro traguardo lo attende: la laurea magistrale e per quella ci vogliono ancora due anni di studio e molti altri accendini. Rachid spera che non sia così ma spera in un ulteriore salto sociale, spera ci sia uno studio di ingegneria che possa farlo lavorare. Perché di quello non ha paura. Ha voglia, grinta e sapere da vendere. Lui che per due anni, nonostante lo studio di notte, ha portato a casa ottimi voti e due borse di studio.

Rachid è il velocista di una staffetta sociale, il rugbista che i compagni sollevano perché possa salire in cielo per catturare il pallone. Dentro di lui c’è la forza di chi non molla mai e continua a crederci. Dietro di lui c’è un lavoro di gruppo, diviso tra l’Italia e il Marocco, tra i suoi accendini e i fazzoletti di carta che i fratelli vendono nel centro storico e il piccolo terreno in Marocco che i suoi genitori umilmente continuano a coltivare. Tutti hanno puntato su di lui, lui che oggi li ringrazia.
Una storia a lieto fine che ci insegna molto.

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