Il bambino cattivo

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Una fiction,sembrava solo apparentemente una fiction targata Pupi Avati,quella andata in onda ieri sera su Rai1,eppure ci ha portati ad esplorare un mondo parallelo,attiguo al nostro:l’infanzia abbandonata.

Brando,11 anni,con una mamma affetta da problemi psichici a cui fa seguito la separazione dei suoi genitori,viene rifiutato dal papà e dai nonni materni,per lui la vita in una casa famiglia. Le conseguenze per la sua fragile personalità saranno drammatiche e sconvolgeranno completamente la sua sfera affettiva. Risponde alla mancanza di affetto col silenzio,talvolta l’aggressività,le parole monosillabe e diventa per tutti “il bambino cattivo”,rifiutato e lasciato solo. Per Brando si aprono le porta di una casa famiglia. Qui il ragazzino vivrà una situazione ancor più drammatica con una serie di colpi di scena continui.

Brando conosce l’abbandono, la solitudine e la mancanza di affetto. Vivrà un contrasto con se stesso e col mondo. Rifiuta l’affetto e il calore della casa famiglia e quello di una coppia che rimasta vedova del proprio bambino decide di conoscere Brando, che in un primo momento rifiuta questa conoscenza per poi approfondirla e scoprirne un mondo nuovo e fatto di amore e affetto.

La messa in onda della fiction è avvenuta in concomitanza della Giornata Internazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, perché ogni bambino ha diritto ad essere un bambino, ha diritto alla spensieratezza, alla gioia.

Brando è l’esempio di molti bambini,di molti ragazzi.I figli vanno ascoltati,compresi,capiti,ma soprattutto amati.Essere genitori non è un mestiere,è vita.I figli non sono un oggetto che prendi,lasci,posi come e quando vuoi e li riprendi e li coinvolgi nella tua vita quando vuoi,i figli ci sono sempre dal primo giorno.I figli hanno bisogno di spiegazioni,di attenzioni e di tempo.Vanno interpretati i suoi sorrisi ma anche e soprattutto i suoi silenzi,la sua aggressività,il suo pianto.Non lo dimentichiamo e non mi stancherò mai di dirlo.

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