Un’onda di colori per “LGBT” . La mia riflessione

Orgoglgtblio e pregiudizi come claim di questo sabato,specie per i tanti “LGBT” che oggi vivono la loro personale giornata mondiale per l’orgoglio di genere. Una giornata che sull’onda dei colori rivendica il riconoscimento dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, pansessuali. Ognuno di noi hai il diritto di scegliere chi amare, senza “se” e senza “ma”, senza pregiudizi o discriminazioni, senza occhi indiscreti e giudizi superficiali. Ognuno ha diritto di amarsi. Punto. Ognuno ha diritto di stare accanto al proprio compagno/a nel momento del bisogno, che sia in casa o in ospedale, ognuno che si è amato ed ha condiviso un pezzo di vita insieme, ha diritto a ricevere l’eredità del defunto amato, come ha diritto ad essere riconosciuto come il compagno o la compagna di chi è scomparso. Non accetto e credo che questo tabù debba essere infranto che persone delle stesso sesso che si amano, non abbiano il diritto di stare accanto alla persona amata nel momento del bisogno. Ma se io etero sessuale sto male e sono sposata, allora mio marito potrà starmi accanto. Sì perché secondo una “stupida” cultura siamo eterosessuali. E’ tempo di guardare oltre di riconoscere i diritti a tutti quelli che si amano, a quelli che non sono legati dal vincolo del matrimonio. Il matrimonio è solo un contratto ed un passo di fede, quando due persone credono nello stesso Dio. Ma ci si può amare anche convivendo, formando una famiglia. Ecco io voglio riconoscere le coppie di fatto, dare loro tutti i diritti di una normale coppia sposata.
Che poi persone dello stesso sesso vogliono sposarsi, che sia in Italia o all’estero, che sia per amore o per convenienza, a me interessa ben poco, seppur non lo condivido. Ma sono scelte intime e personali.
Per quanto riguarda l’aspetto legato alla genitorialità, mi spiace, qui da futura-si spera assistente sociale-,forse con una visione un po’ antiquata, per me i figli devono crescere con due genitori di sesso opposto e non dello stesso sesso. Ma riconosco anche che tra dieci anni nelle nostre classi troveremo bambini che avranno due mamme o due papà, quello sarà il vento dell’integrazione. Quella stessa integrazione che anni fa arrivò, quando nelle classi italiane c’erano bambini di etnie e culture diverse.

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