Il bonus psicologo è realtà. La misura- finalmente -riconosce il disagio psichico

Bonus psicologico, c’è l’ok all’incentivo. Dapprima escluso dalla Legge di Bilancio 2022, il bonus psicoterapico ha ritrovato spazio nel dibattito politico grazie al decreto Milleproroghe. Il provvedimento è ora all’esame delle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera. Il bonus da utilizzare per la terapia psicologica, si concretizzerà come contributo economico che potrà arrivare fino ad un valore un valore massimo di 600 euro, che servirà a pagare “sessioni di psicoterapia – si legge nell’emendamento- fruibili presso specialisti privati regolarmente iscritti all’albo degli psicoterapeuti.” Il contributo sarà pramentrato alle diverse fasce Isee al fine di sostenere le persone con Isee più basso. Sarà escluso dal bonus chi presenta un Isee superiore ai 50mila euro. Il contributo non ha limiti di età. Il contributo servirà al cittadino per sostenere le spese di un ciclo di sedute di psicoterapia, il quale potrà usufruire di un pacchetto di 12 incontri totali. Un aiuto dunque, a tutte quelle persone interessate a iniziare un percorso di sostegno psicologico e/o psicoterapeutico ma impossibilitate a farlo per motivi economici. Gli anni di pandemia hanno messo a dura prova la psiche umana, chiamata a confrontarsi con paure ed angosce, con cambiamenti umorali e restrizioni che hanno spinto ognuno ad adattarsi ad una situazione anomala, che ha portato le stesse istituzioni a riconoscere quanto ciò abbia avuto un forte impatto sulla psiche umana. Il presidente del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi), David Lazzari, ha riferito che oggi la domanda di psicologia e psicoterapia è molto aumentata, un’indagine, infatti, riporta almeno del 40%. Ma è un dato frenato dalla barriera socioeconomica che esiste tra un bisogno sempre più diffuso e sentito e una risposta quasi solo privata. La stessa ricerca ha documentato che un 48,5% di persone, pur avendo cercato aiuto, non hanno potuto iniziare un trattamento o hanno dovuto interrompere quasi subito per motivi economici. E’ risaputo come senza salute mentale non vi è quella fisica. La crisi sanitaria dovuta al coronavirus ha poi aumentato le richieste di aiuto per disagi e disturbi psichici, che in alcuni casi hanno subito regressioni o peggioramenti dovuti alle restrizioni e al bombardamento di notizie. Durante la pandemia i casi di depressione e di ansia sono aumentati del 28 e del 26%, secondo i dati. Non da trascurare anche lo stress post-traumatico, fenomeno che solitamente insorge nelle persone a seguito di un evento o calamità naturale, presentando disturbi del sonno, ansia, depressione, irritabilità, con la compresenza anche di altri fenomeni più o meno gravi. Inoltre, non vanno dimenticate quelle persone che hanno contratto il virus e che hanno sperimentato in prima persona l’isolamento casalingo, le terapie, la paura e l’angoscia di chi è affetto da covid-19, ma anche chi si è ritrovato ricoverato in un reparto ospedaliero. Eventi che segnano psicologicamente ed umanamente. Secondo i dati, ad esserne colpiti dal disagio psicologico è un’utenza variata: si nota un aumento soprattutto tra i giovani tra i 18 ed i 24 anni, da non trascurare anche negli adolescenti dove l’approccio è quello della neuropsichiatria infantile e di uno spazio psicologico adolescenziale, carente anche lì. Ad essere colpito anche le donne e persone categorizzate come appartenenti al ceto medio. L’incentivo economico è sicuramente utile ma prima di tutto serve consapevolezza e preparazione per chi vuole intraprendere un percorso di cura. Intraprendere un percorso di analisi e terapia personale, significa prendere in mano la propria vita, uscire dalla propria “comfort zone”, affrontare le proprie difese, i propri limiti e resistenze, istaurando una relazione di fiducia con il terapeuta, il quale dall’esterno aiuta a rivedere la propria vita con una visione differente. Quindi non è una terapia sulla persona ma con la collaborazione della persona e per la persona, e la motivazione ed il coinvolgimento in prima persona sono fondamentali per affrontare qualsiasi processo di cambiamento, evoluzione e guarigione. Quando invece si tratta di un minore, c’è una persona di riferimento: genitore, insegnante, adulto con la quale si interfaccia a consigliare un percorso, che potrebbe coinvolgerlo almeno nella fase iniziale o coinvolgere il sistema famiglia, per lavorare insieme. Insomma, la politica ha pensato alla psiche umana, ma il colloquio con uno psicologo non và visto nell’ottica di qualcosa di “offerto” ma un’evoluzione positiva di se stessi lì dove c’è motivazione e coinvolgimento, quando la persona realmente vuole un percorso psicoterapico.

(Articolo pubblicato sul mio blog Pagine Sociali per ildenaro.it)

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