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“Capirai quando sarai madre”

http://27esimaora.corriere.it/articolo/donne-che-scelgono-di-non-avere-figli/

Lo sguardo più severo,quello che giudica arriva proprio dalle madri.
“Non desideri avere un figlio?! Perché?! Certe cose puoi capirle solo se sei madre!”

Prima pensavo fosse solo un semplice modo di dire,crescendo a 20 anni (+2) e qualche esperienza diretta con le persone,questa frase è un cazzotto in pieno viso,non oso immaginare a 40 anni.
Non so se un giorno sarò mamma,se avrò accesso a questa stanza di comprensione riservata alle sole mamme. Ma so che:
Ci sono donne che desiderano essere mamma,da sempre,nascono già con la voglia e l’inclinazione di fare le mamme.
Ci sono donne che un figlio lo vorrebbero e lo rincorrono ma non ci riescono.
Ci sono donne che un figlio l’hanno avuto anche contro il volere del proprio partner.
Ci sono mamme che crescono i loro figli da sole.
Donne che hanno scelto di non provarci.
Donne che hanno scelto di farlo per salvare la coppia.
E poi ci sono io,che un figlio non l’ho mai desiderato,forse perché sono giovane,eppure quando gioco con i bambini tutti mi dicono “ci sai proprio fare”. Io che sono diventata zia e mio fratello mi diceva “mi sembra che devi farlo tu”. Gli avrei comprato qualsiasi cosa,persino un intero store di abbigliamento. L’ho amato dal primo giorno che mi hanno detto che sarebbe stata una piccola personcina tra noi. Lo amo oggi e lo amerò domani.
Molto spesso,si dà per scontato che le donne debbano per forza essere madri. Purtroppo,troppo spesso ci si dimentica che per fare un figlio bisogna essere in due,amarsi e pensare che da coppia si passa ad essere genitori. Il che non significa solo notti in bianco e pannolini da cambiare,ma significa responsabilità,indirizzare questa piccola vita nella vita.
Prima di tutto bisogna essere in due a volere le stesse cose per la vita. A volte ci sono coppie che si bastano così come sono.
Io non lo so,magari non ci arriverò mai a guardare negli occhi la persona che mi è accanto e progettare una vita. Magari forse si,magari forse un figlio arriverà.
Ma so che ci sono cose che chi non ha figli non capirà mai,ma ci sono anche cose che chi ha figli non capirà mai,perché manca lo sguardo dall’esterno.
Per carità non è una competizione ma è il mondo.
Questo per dire che io non condanno,giudico quelle donne che non hanno avuto figli,anche perché magari hanno pensato di essere eterne giovani o hanno dato priorità alla carriera. Sono scelte dettate anche dall’amore,in primis dall’amore per se stesse,prima ancora di amare una nuova vita che metteremo al mondo.
Io guarderò Lunadigas, il web documentario. E mi piacerebbe che anche le mamme lo facessero,per capire un altro punto di vista.

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L’8 Marzo che vorrei….

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Svegliati. Il giorno ti chiama
alla tua vita: il tuo dovere.
A nient’altro che a vivere.
Strappa ormai alla notte
negatrice e all’ombra
che lo celava, quel corpo
di cui è in attesa, sommessa,
la luce nell’alba.
In piedi, afferma la retta
volontà semplice d’essere
pura vergine verticale.
Senti il tuo corpo.
Freddo, caldo? Lo dirà
il tuo sangue contro la neve
da dietro la finestra;
lo dirà
il colore sulle tue guance.
E guardi il mondo. E riposa
senz’altro impegno che aggiungere
la tua perfezione ad un altro giorno.
Il tuo compito
è sollevare la tua vita,
giocare con lei, lanciarla
come voce alle nubi,
a riafferrare le luci
che ci hanno lasciato.
Questo è il tuo destino: viverti.
Non devi fare nulla.
La tua opera sei tu, niente altro.

E’ una poesia di Pedro Salinas, tratta da “La voce a te dovuta”, 1993.

La donna che nasce, che vive. La donna che nasce da una costola. La donna che ha un giorno dedicato a sé per essere festeggiata, ricordata. Ma la “giornata internazionale della donna” o “festa della donna” è stata fissata per ricordare le conquiste economiche, politiche e sociali delle donne, ma anche le discriminazioni e le violenze che subiscono ancora in molte parti del mondo.

Le donne un universo da esplorare, da scoprire, da capire. Le donne che nel nostro paese sono ancora poche, nulle. In questi giorni c’è un dibattito sulle quote rosa, ma c’è bisogno di parlarne, c’è bisogno di inserirle per forza come un oggetto che tutti hanno e che l’Italia ancora non ha nel mondo del lavoro, nel mondo politico, sociale, economico?

L’8 marzo che vorrei non è fatto di ingressi gratuiti ai musei, di taxi da prendere senza pagare, di pacchetti benessere che vengono regalati, di mimose distribuite. Né vorrei analisi, discorsi, omaggi che si esauriscono dopo un giorno.

L’8 marzo che vorrei deve guardare avanti, oltre. Di progetti che non devono esaurirsi in poche ore, perché concentrarsi sull’istante è un atto di egoismo.

L’8 marzo che festeggiamo quest’anno cade in un momento in cui il mondo politico e intellettuale si spacca sulla parità di genere nella legge elettorale: non mi sorprende, ci sono scuole di pensiero e le accetto, è importante che ci siano opinioni diverse e che siano rispettate, ma che la discussione non porti alla spaccatura di femminismi, altrimenti ci saranno battutine argute, battutine contro le donne o donne da sostituire quando lo si ritiene opportuno.

Il dibattito che in questi giorni tiene banco dimostra che la questione delle pari opportunità non è mai stato affrontato, non almeno seriamente. La si è osservata dall’esterno, tollerata, utilizzata quando ne era opportuno. Ma mai fatta propria.

Ma ci tocca vedere un 8 marzo di disuguaglianze, di lotte, di donne che vengono uccise, di violenze inaudite.

L’8 marzo che vorrei è quello che ci impone a guardare oltre il preconcetto di una bella donna, magari ben vestita che forse ha ottenuto il lavoro solo per la sua bellezza o perché ha portato a letto il capo.

L’8 marzo che vorrei è quello in cui si spengano i microfoni ad un giornalista che avvicina una giovane ministra e gli chiede com’è la sua vita sessuale. La donna non è solo sesso ma è intelligenza, potere, classe, forza ed energia. Lo ha dimostrato tante volte.

L’8 marzo che vorrei è quello dove si pensa alle bambine, alle ragazzine delle piccole realtà del sud, dove ci sono mentalità forti e radicate. Dove se non sei fidanzata hai un marchio, dove devi pensare al matrimonio ed ai figli, perché la donna è vista anche-purtroppo-come una macchina che sforna figli e da confinare in casa.

L’8 marzo che vorrei…

E buon 8 marzo o a tutte e tutti, nonostante tutto e forse proprio per questo.

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