Siamo un paese per donne “deboli”?

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La notizia è apparsa su un sito internet e risuona forte nel suo eco. “Aborto.Talebani in corsia a Padova.” In un’Italia dai tagli alla sanità e da un welfare sempre più carente, nella provincia veneta il Movimento per la vita viene autorizzato a svolgere la sua propaganda negli ospedali, in particolare contro le donne in procinto di interruzione volontaria di gravidanza.

L’articolo pubblicato da “Cronache Laiche” è stato condiviso da un contatto presente tra i miei amici di facebook. Non ho potuto fare a meno di leggere i commenti, perlopiù femminili. Commenti che tra le righe additavano. Veri attacchi alle donne che rifacendosi alla legge 194/78 decidono di interrompere volontariamente la loro gravidanza.

Un mondo di donne pronto a giudicare, ad attaccare. Donne che si nascondono dietro un “ci sono tanti modi per evitare una gravidanza”. “Non ho pietà di queste donne, tranne per quelle che subiscono violenze sessuali”.
Dietro ogni interruzione di gravidanza che sia volontaria o involontaria si nasconde tanto dolore, tanta sofferenza, inaudita, incompresa. Un dolore che solo un donna conosce. Un dolore che una donna si porterà per sempre con sé. Siamo un paese di donne pronte a giudicare, a criticare, a sentenziare. Eppure nessuno si è chiesto se siamo un paese che tutela la maternità.

Una mamma è prima di tutto una donna. E le donne in un paese civile, democratico, lavorano, sono ai vertici delle aziende, hanno una carriera, sono mogli, figlie, amiche. Siamo in un paese in cui la maternità è un lusso. Una donna al desiderio di diventare mamma si trova ad un bivio: “la carriera o la maternità”. Nessuna azienda, nessun ente assume una donna incinta o continua a rinnovare il contratto ad una donna incinta. Ma nessuno lo dice. Nessuno ne tiene conto.

Siamo un paese che attraversa una forte crisi economico finanziaria ed un figlio è un lusso economico. Suona brutto dirlo ma è così. Nessuno nelle pubblicità delle mamme felici, racconta quanto costa un pacco di pannolini da 12, ed in media ce ne vogliono uno al giorno. Per non parlare di corredino, di vestitini, passeggini, latte, visite pediatriche, asilo nido-se entrambi-lavorano. Nessuno lo dice.

Oggi le coppie vivono in case piccole, 60mq con un affitto alle stelle. Nelle grandi città si sfiorano gli 800 euro mensili, a cui vanno aggiunte le spese varie oltre che la spesa per sopravvivere. Ed un bambino ha bisogno di un ambiente sano e confortevole. Ma nessuno lo racconta. Nessuno racconta della paura di molti genitori di vedersi tolti i propri figli perché magari il loro appartamento non è idoneo alla crescita di un bambino. O magari il loro reddito è molto ristretto.

Le paure, le ansie di una donna nessuno le racconta. E’ facile pubblicizzare una donna felice, magra, che allatta il suo bambino, che ci gioca con naturalezza. Ma bisogna parlare della depressione post partum che porta le donne a gesti estremi e di inaudita violenza. Bisogna parlare di quanto sia difficile per una donna crescere il proprio bambino sotto tutti gli aspetti. Bisogna aiutare le donne a tenere il loro bambino, con aiuti economici, un lavoro, la tutela del lavoro. Maternità non significa perdita del lavoro. Bisogna aiutare le donne che decidono di interrompere volontariamente la gravidanza, diamo loro un supporto psicologico non solo prima ma anche-soprattutto- dopo. Il dolore di una donna che ha sentito il suo bimbo dentro di sé, il suo corpo cambiare non può essere compreso e capito da altre donne. Siamo solidali, non attacchiamo l’universo femminile. Cerchiamo di essere un paese che tuteli le donne, quelle in difficoltà, quelle sole, quelle alle prese con una decisione importante e talvolta delicata.

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