Famiglie con un solo genitore: perché la povertà è dietro l’angolo

untitledSono 893 mila le madri sole con i figli minori in una situazione economica critica. A dirlo sono i dati Istat. In Italia nel biennio 2015-2016, si stima che in media i nuclei familiari monogenitore in cui è presente almeno un figlio minore siano pari a 1 milione 34 mila. Un fenomeno in crescita. Più della metà delle madri sole non può sostenere una spesa prevista di 800 euro e neanche una settimana di vacanza. Quasi una su cinque è in ritardo nel pagamento delle bollette, affitto e mutuo. Altrettante non possono riscaldare adeguatamente l’abitazione. Le madri sole lavorano fuori casa più tempo rispetto alle madri in coppia, si stima 47 minuti in più al giorno e dedicano meno tempo al lavoro familiare, 37 minuti in meno. I livelli di soddisfazione sono sempre inferiori a quelli delle madri in coppia per tutte le dimensioni della vita e in particolare per le condizioni economiche. Cambia di poco la condizione dei padri soli, hanno meno figli e più grandi di età. Matrigna, patrigni, figliastra, multiparentale e chi più ne ha ne aggiunta. L’Italia ormai fa i conti con la famiglia monogenitoriale o allargata e lo slalom degli affetti. Oggi sono 2,7 milioni gli italiani che vivono in famiglie cosiddette ricostituite, e con le nuove compagne “le matrigne” , che da sempre non hanno mai goduto di buona fama: d’altronde è la donna che prende il posto della madre, e con loro bisogna fare i conti. In Italia, dice l’Istat sono 893 mila le famiglie al secondo giro di prova con nuovi partner al fianco. Venticinque anni fa, nel 1993, non arrivavano a 600 mila. La famiglia tradizionale ha lasciato il posto a nuove famiglie, ormai, la famiglia tradizionale non è più un modello prevalente – secondo l’Istat- neanche nel Mezzogiorno d’Italia. Monogenitori per un periodo di transizione, poi nella maggior parte dei casi si diventa bifamiglie con bigenitori ed i figli possono trovarsi fino a quattro figure genitoriali. Un fenomeno sociologico che ci porta a genitori costretti a negoziare più di un tempo, figli che devono dividersi tra otto nonni per scoprire che quello con cui sono affini è quello acquisito. Si apre così la strada a quelle famiglie definite dal sociologo Pierpaolo Donati, “famiglie liquide”. In Italia, la famiglia normocostituita: da mamma, papà e due figli in media, è ormai una minoranza, non si tocca neppure la soglia del quaranta percento totale. L’altro sessanta percento ha forme più svariate: si può crescere con una mamma single, o con papà single, in una coppia dove uno dei genitori naturali si è sostituito ad un nuovo partner. O in una casa con due genitori dello stesso sesso: due mamme o due papà. Sono ancora però le donne a reggere le sorti della famiglia, anche se subentrano a matrimoni troppi brevi, a relazioni finite male e si trovano ad educare bambini piccoli, che a volte a malapena parlano. E fanno persino fatica a trovare loro un nome appropriato alla situazione. Forse un tempo di mamma ce n’era una sola, ma oggi non è più così. La partita si gioca tra la mamma biologica e la nuova compagna del papà, e se le due si alleano, diventano esempio di crescita specie nell’adolescenza. Il problema però sussiste nel nuovo lessico familiare che è parte centrale del cambiamento. Mancano le parole, i figli stessi non sanno come chiamare o definire i nuovi compagni dei genitori e questo secondo i più recenti studi anglosassoni, sarebbe l’origine della fragilità di questi nuclei ricomposti. La famiglia con lo stesso cognome non c’è più. Non sono chiari i diritti e i doveri dei genitori e delle nuove figure che subentrano. Se un ragazzo ha un incidente, il compagno della madre, che magari lo ha cresciuto, non può dare neanche il consenso per un’operazione d’urgenza. Eppure le nuove compagne si ritrovano a vivere delle vere e proprie vie crucis, a Roma e Milano sono nati i “club della matrigne”: donne che si confrontano e si scambiano consigli, perché credevano che un uomo divorziato fosse un uomo libero ed invece si sono ritrovate a figli che remano contro, ex mogli pronte a calunniare, il compagno pronto a fingersi morto pur di affrontare la situazione. Perché di certo le famiglie si ricostituiscono ma i legami non si possono spezzare. E’ dura la vita delle “matrigne” di oggi: quasi tutte soffrono della sindrome “da prima moglie” sulla supremazia della donna che è venuta prima, devono sopportare le foto dell’ex nuova che le suocere hanno ancora in salone e si sognano di partecipare al saggio di danza della scuola, ma quel posto spetta alla vera mamma. Ma è dura anche la vita dei figli che si trovano un’estranea che gli fa da mamma e la crisi dei modelli tradizionali non è indolore, la liquefazione come viene definita in sociologia, fa emergere comportamenti a rischio, specie nell’adolescenza. Quando il nuovo compagno non pretende di avere un ruolo paterno o materno ma solo di un adulto di riferimento, le cose vanno meglio. Di certo i bambini d’oggi fanno i conti con la sessualità dei genitori, ciò che prima non avveniva. Per generazioni venivano visti come assessuati, oggi, invece, i bambini si trovano a cercare nuove spiegazioni. La famiglia borghese di un noto film di Ettore Scola non esiste più, neanche quella da pubblicità, cambiano gli affetti, cambiano i termini, c’è chi dice meglio così, più crescono le figure di riferimento e più affetto avranno i figli, c’è chi invece è terrorizzato da tanto cambiamento, di certo è che la transazione familiare è in atto e con sé porta tutte le problematiche del caso.

(Articolo pubblicato per il mio blog Pagine sociali per ildenaro.it)

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