Parole in circolo. Racconto di una quarantena, la mia

Diario post quarantena. Da ieri si è conclusa la mia quarantena fiduciaria, terminata non prima di ricevere l’esito del tampone che sanciva la mia negatività. Seppur ancora non sono uscita di casa: la propria tana è fonte di protezione, e fatico a non capire come non lo sia per molti. Tiro un sospiro di sollievo e mi lascio alle spalle il rigoroso isolamento. Distanti sotto lo stesso tetto. Ho vissuto nella mia stanza, non ho mangiato coi miei familiari, ho usato un altro bagno, li ho visti raramente in casa a distanza e con le mascherine. Una prova di vita. Questo virus già solo nelle sue esposizioni ti incute timore e ti pone di fronte a momenti di vita inimmaginabili. Appena ho saputo di essere entrata in contatto, come del resto altri miei colleghi, con una persona positiva mi sono auto isolata. Inizialmente è prevalso in me una sensazione di smarrimento.

Le informazioni si susseguivano, ognuno diceva qualcosa, è raro trovare indicazioni univoche, seppur da qualche ora in rete ho notato che qualche ASL pone degli schemi con indicazioni utili su come comportarsi dal momento che si è entrati a contatto con una persona positiva. Io mi sono affidata al mio medico di base, il dottor Enrico Cascone, che ringrazio pubblicamente, perché da subito mi ha indicato cosa fare, come pormi anche coi miei familiari e mi ha anche spiegato quanti giorni devono passare per fare un tampone in quanto il virus potrebbe essere in incubazione. Sapere cosa fare e come comportarmi, mi ha rasserenata.

Cosa fare? Porsi in quarantena e quindi in isolamento dalla società per almeno dieci giorni, al termine del quale sottoporsi ad un tampone che se risulterà negativo torneremo ad essere liberi. In famiglia è bene porsi a distanza, evitare contatti, in quanto i propri familiari possono continuare a condurre la loro vita, rapportandosi anche alla società, pertanto è bene non avere contatti con loro durante la quarantena e che loro non frequentino luoghi affollati ed evitino situazioni di possibili assembramenti. I propri familiari si sottopongono a tampone solo se il proprio tampone risulterà positivo.

È bene fare un chiarimento sulla definizione tra quarantena fiduciaria ed isolamento. Nel primo caso, si pongono lontano dalla società e con dovute precauzioni dai propri familiari coloro che sono venuti a contatto con un caso positivo accertato. In isolamento si pongono coloro che risultano positivi o avvertono i sintomi.

Quarantena ed isolamento hanno la medesima finalità quella di evitare che ci sia trasmissione del virus o presunto tale. La differenza sta che chi si pone in quarantena potrebbe sviluppare nell’arco dei giorni, ecco perché il tampone si può fare solo dal decimo giorno; chi è in isolamento è perché ha sviluppato i sintomi del covid o è risultato positivo al tampone, pur non avendo sintomi. Chi è in quarantena deve mantenere distanze dai propri familiari, usare la mascherina in casa, se ha possibilità come nel mio caso usare un altro bagno, mangiare in momenti diversi dagli altri membri.

È una prova dura. Sarei un’ipocrita a dire diversamente. Anzitutto, ho pensato a chi non ha la fortuna di avere una casa grande e di porsi in quarantena allontanandosi fisicamente in modo da tutelare gli altri familiari. Ma è importante provare ad organizzarsi: orari diversi per mangiare, usare la mascherina anche in casa e distanziamento, pensiamo che potremmo sviluppare la malattia e contagiarli.

Psicologicamente ho pensato a chi non ha la stessa forza. Parliamoci chiaro un’assistente sociale è temprato alle

emozioni e ai cambiamenti a cui adattarsi, per cui ti adatti per automatismo, ma il peso degli affetti ed il timore di essere un vettore e di poterli contagiare lo porti dentro con te. È paradossale pensare che li hai a pochi metri da te ma siete separati.

È naturale avere il dubbio che si possa sviluppare in te il virus, io ahimè non riesco a pensare di essere invincibile o un super eroe lontano dal virus. Il virus c’è, esiste, è vicino a noi, gomito a gomito. Sta a noi con i nostri comportamenti, le nostre precauzioni tenerlo alla larga.

Nella mia stanza in quarantena le giornate sono state scandite anche dalla fortuna di lavorare (fortuna che non tutti hanno) in Smart working. Questo permette anche di tenere a bada le emozioni e continuare ad avere un ritmo di vita, facendo ciò che da sempre è nel nostro quotidiano.

Ho pensato a chi in isolamento lo è non in via preventiva ma perché asintomatico o sintomatico, alla dura prova psicologica e fisica. A quanto questo virus sia subdolo e maligno. Pensate a quanto ci sta cambiando negli affetti, nel rapporto con gli altri. A quanto vertiginosamente sta cambiando la sanità, l’aspetto economico e sociale.

Eppure c’è chi ancora crede che non esiste, che è una montatura, chi in quarantena non riesce a starci. E non so fino a quando riusciremo un giorno, quando tutto questo sarà finito, ad essere persone migliori, se proprio ora non capiamo il pericolo e quanto ognuno di noi possa realmente fare.

Questa per me è stata una lezione di vita. L’assenza fa riflettere e fa pensare. Perché da paure e smarrimento iniziale ho provato a trarne vantaggio personale. Mi direte forse che esagerata “solo per una quarantena”. Senza dubbio c’è chi diversamente da me ha vissuto e vive peggio, ma esperienze come queste cambiano le persone.

Non sono mai stata scettica su questo virus, anzi, sono sempre stata molto attenta: non sono andata da mio nipote a Roma per via dei mezzi pubblici, paura anche solo di poter essere involontariamente un vettore, ho sempre detto fino alla noia in molti colloqui con utenti indisciplinati “signora si alzi la mascherina, signora la prego la maschierina”. Ho dovuto cacciare fuori un utente perché aveva violato la quarantena (e che agitazione in quel momento).

Da oggi però sarò più dura perché forse è proprio la rigidità che potrà portarci verso una strada migliore e francamente, attaccatemi pure, ci vuole da parte del governo decisioni incisive anche se queste toccano settori a rischio e già fragili. Il virus viaggia ad una velocità che neppure ci rendiamo conto e noi spesso siamo superficiali e irresponsabili. Questa estate ci siamo comportati come se fosse finita la guerra, mentre il virus indisturbato ringraziava nei nostri abbracci e baci, nelle nostre strette di mano e nelle nostre feste.

Io torno a vivere, diversamente, anche con empatia e affetti diversi, perché in questi momenti hai il tempo per riflettere e fare un viaggio interiore anche tra gli affetti e gli amici.

Torno alla normalità del momento consapevole che la forza a questo virus la diamo soprattutto noi, consapevole che ci sta cambiando le vite e le emozioni.

Consapevole che l’ho scampata. E ringrazio Dio.

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