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Reddito di Cittadinanza e servizio sociale

untitled 2Il Reddito di Cittadinanza (Rdc) è ormai nel pieno del suo rodaggio, una misura che si traduce in una sfida da cogliere per il servizio sociale tra tradizione e innovazione. Ma è bene fermarsi un attimo e riflettere sul tema che intercorre tra servizio sociale e politiche sociali. Professionalmente mi occupo di misure di contrasto alla povertà per un ambito territoriale del servizio sociale che racchiude i comuni a nord della provincia di Salerno, in Campania. Regione che da sempre registra il più alto numero di richieste nelle misure di contrasto alla povertà: primato per Sia (Sostegno per l’Inclusione Attiva) e Rei (Reddito di Inclusione). Quando si parla di Rdc l’assunto di base, fatto salvo il tema delle politiche del lavoro, l’assistente sociale va considerato uno degli operatori più qualificati in tema di contrasto alla povertà, vista la propensione e la competenza nella predisposizione e gestione dei progetti personalizzati a favore di situazioni di disagio. Ma andiamo con ordine nelle riflessioni che mi e vi pongo:

-Rdc non è di per sé uno strumento sbagliato nel suo principio di fondo: si tratta di aiutare una persona o una famiglia supportandola nel percorso di autonomia; è anche un modo per agganciare nuclei familiari multiproblematici che forse spontaneamente non si sarebbero mai presentati ai servizi sociali. Va, tuttavia, ponderata come misura, affinché sia giusta, equa, concreta ed adeguata, superando gli sperperi ed i furbetti.

-L’equità economica del contributo non è facile da ottenere con tabelle di calcolo, soprattutto se ci si basa sul modello ISEE, che diventa una nota dolente per molti, tra utenti e caf, capitano molti strafalcioni, con il risultato di “ISEE DIFFORME”, per cui il beneficio viene sospeso. Ma l’ISEE resta lo strumento preferito, quantomeno nella ricerca di una minima equità tra gli utenti, perché ad oggi è l’unico strumento che osserva e valuta i cittadini di tutta Italia con gli stessi parametri e gli stessi indicatori; insomma, gli stessi occhiali per ogni cittadino che sia del nord o del sud.

-Attuare misure di contrasto alla povertà, significa rafforzare gli uomini e le donne del servizio sociale, partendo dalla zone in cui è più carente. Il rapporto equo dovrebbe essere un assistente sociale ogni 5.000 abitanti, spesso si è lontani da questi numeri. L’ambito per il quale lavoro ha deciso per quest’anno di aumentare il suo organico sociale, al fine di garantire assistenti sociali ai percettori di misure di sostegno alla povertà e non solo – ed ecco me ed altre colleghe fino al 31 dicembre prossimo in un cammino entusiasmante e faticoso lavorare-. L’altro aspetto /sfida del Rdc è proprio quello che potrebbe portare una situazione più omogenea a livello professionale su tutto il territorio nazionale, tenendo conto anche delle specificità territoriali. Ancor più importante è garantire il servizio sociale inserito nell’organico degli enti territoriali preposti: non è errato il ricorso al lavoro somministrato da agenzie interinali, ricorso a cooperative o a liberi professionisti, ma vanno considerate forme residuali ed accessorie, non come ordinaria gestione del servizio sociale.

-La povertà non è un argomento che riguarda solo gli assistenti sociali in via esclusiva, è un tema trasversale e come tale abbraccia un lavoro di rete ed integrato tra le diverse politiche sia nazionali che locali, ma anche politiche relative alla famiglia, all’abitazione, formazione ed istruzione, sanità. Bisognerebbe cooperare e lavorare in rete, come una squadra che guarda verso un unico obiettivo, raccordandosi con gli altri per evitare sovrapposizioni, buchi normativi, intoppi gestionali.

-Le politiche del lavoro hanno un ruolo centrale nel coordinamento, ed è indispensabile armonizzare queste con tutto quello che interessa il Rdc: servizi, operatori e finanziamenti. Non serve infatti chiedere all’utente di impegnarsi nella ricerca del lavoro se questo è carente.

-Tema centrale è la messa in sicurezza degli operatori sociali che di per sé ogni giorno si ritrovano di fronte a situazioni di possibile pericolo: anche un’indagine socio-ambientale, rischia di diventare pericolosa, ma quando si parla di povertà, si parla anche di fragilità psicologica. Il tema della povertà connesso alle dinamiche relazionali che si instaurano dal momento della dimostrazione dei requisiti di accesso, passando per l’adesione ai programmi da parte degli utenti, sono aspetti delicati che incrociano temi quali: diritto all’aiuto, della sostenibilità e della volontà personale: queste situazioni prestano il fianco a possibili ricatti e conflitti, soprattutto se vi sono delle fragilità sociali, psicologiche o psichiatriche. Se ci si colloca poi nella dimensione del controllo e della valutazione di esito, ad esempio nel momento di dovere decidere sulla permanenza o rinnovo della misura, ci possiamo trovare in situazioni a rischio di violenza, anche da parte di utenti considerati solitamente tranquilli.

-Infine, la politica ha il compito di pensare a nuove misure di contrasto alla povertà che siano però pensate e studiate secondo il reale bisogno, altrimenti si rischia un effetto a catena privo di senso. Chi ha partorito il Reddito di Cittadinanza, non ha valutato l’impatto della misura precedentemente esistente, ovvero il Reddito di Inclusione, e ancora chi ha partorito il Rei, non ha valutato l’impatto del Sostegno di Inclusione Attiva. Insomma, misure simili tra loro dai requisiti, sino all’applicabilità. Si rischia così di fare e disfare rischiando di non fermarsi mai ad una accurata analisi sull’efficacia e l’impatto degli strumenti in campo. Ed un aiuto ad oggi proviene dalle analisi economiche, statistiche e sociologiche che ci sono e sono ben professionali. E’ bene quindi ascoltare gli attori coinvolti, i professionisti, per poter pensare ad una misura che supporti e aiuti realmente nel percorso di autonomia. Anche il servizio sociale, nella partita delicata della valutazione deve poter dare il proprio contributo, sia nei confronti dell’equità delle misure in campo, sia e soprattutto per quanto riguarda l’esito dei programmi relativi alle singole persone e nuclei familiari in carico. E non è poco: sono valutazioni su persone in carne ed ossa e con problemi reali, con le quali gli assistenti sociali si confronto quotidianamente.

(Articolo pubblicato sul mio blog Pagine Sociali per ildenaro.it)

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