Racconti d’attesa/parte 6 Lei è parte di me. Non la lascio sola. 

Arturo è lì con i suoi occhi di ghiaccio che tanti anni fa hanno rapito la sua Maria. È lì col suo busto retto e dritto, da sergente dell’esercito, con le sue rughe che segnano i suoi 75 anni, i suoi capelli d’argento che mostrano il tempo di una vita che scorre via. È lì in quella sala d’attesa di una rinomata clinica campana, in attesa di vedere l’amore della sua vita, ricoverata da pochi minuti e in attesa di un intervento nel reparto di ortopedia. Arturo è perso in quella sala d’attesa che sa di vuoto, di troppe voci che si susseguono, è solo con la sua malinconia, la sua paura, la sua tristezza, solo in attesa che tutto possa finire. Il sole di Luglio batte forte, fa caldo, Arturo sa che le sue figlie sono lontane e al mare, mentre lui naviga nel mare della speranza e della paura. Solo su quella sedia, aspettando che passino i minuti, li conta col ritmo delle gambe, aspetta di poter abbracciare e baciare per pochi secondi, quelli che precedono il passaggio dalla camera “223” alla sala operatoria, la sua Maria. Lo chiamano, il suo volto si colora, è felice, ma la sua è un’aria già stanca e malinconica. Dopo pochi minuti ritorna nella sala d’attesa, il suo posto lo ha perso, si siede accanto a me. È fermo, con lo sguardo perso nel vuoto, ha paura, teme per sua moglie. Come è strano vedere un uomo grande e grosso, che sicuramente ne ha passate tante nella sua anziana vita, così in pena, così perso senza l’amore, quella della sua donna. Nelle sale d’attesa si parla tanto, è un vocio continuo, un bisbiglio continuo, lo sento ancora nelle orecchie, specie la notte quando mi sveglio e mi fermo a pensare a me in quelle sale d’attesa, alla gente incontrata, alle loro storie, da cui traggo sempre, seppur a distanza di tempo un insegnamento, una morale, come nelle favole che fa bambina mi raccontava il mio papà, seppur le cambiava, ma certo non mi preparavamo così tanto alla vita, quella di oggi, quella imprevedibile, disgraziata, che dietro l’angolo ti tira un tranello, così all’improvviso e a suo piacere. Così Arturo per caso si gira verso di me, mi vede “così giovane”, comincia a domandarmi chi sono, perché sono lì, cosa faccio nella vita. Ero lì per mia mamma, certo un amore diverso dal suo, ma pur sempre un amore. Gli racconto del rapporto, del legame che io e mia mamma abbiamo, ne rimane colpito, perché secondo lui appartengo ad una generazione di un tempo e non di oggi. Ma chissà come sono i ragazzi di oggi, forse sono meglio di quello che pensiamo, io lo penso. Non so voi. È quando gli chiedo perché è lì che Arturo resterà per sempre nel mio cuore, mi raccontò di un amore che dura da 50 anni, che sua moglie è il suo punto di riferimento, la sua ancora di salvezza, di una donna sempre per la famiglia, per lui. Che un giorno di primavera, mentre facevano una passeggiata è inciampata e la sua anca si è frantumata, così ora dovevano metterle una protesi all’anca, per cui l’intervento richiedeva un po’ di tempo e pazienza da parte sua. Lui che invece non aveva pazienza, non aveva né mangiato e né bevuto, era diabetico e cardiopatico. Quasi una sfida a chi stava peggio tra marito e moglie, eppure erano l’uno il bastone dell’altro. Quando siamo saliti in reparto, è entrato nella camera della moglie di tutta fretta, ha accennato un saluto veloce, con un sorriso felice e appagato. Gli hanno impedito in tutti modi di starle accanto perché era un uomo in un reparto femminile, perché doveva riposarsi, ma lui non si voleva schiodare da lì, voleva starle accanto, cascasse anche il mondo lui doveva esserle accanto, supportarla e darle amore, quell’amore e quel supporto che per anni aveva dato lei a lui. Era il suo personale modo per dirle “Ti amo”. Cercava di farla ridere, di farla distrarre dopo dai dolori dell’anestesia, mentre lui era ancora digiuno. Così si accasciò a terra per un malore e l’ultima volta che ho visto quell’uomo era su una barella mentre veniva trasportato nel vicino ospedale. Quell’amore che provavano era anche quello che li separava in quel momento e che per uno strano scherzo della vita li portava entrambi in ospedale ma lontani. 

Hanno così avvisato le figlie, forse loro hanno capito una lezione che l’amore anche da anziani può essere vivo, ma esiste anche l’amore dei figli che hanno diritto a far sì che esista e che viva. Sicuramente possiamo trarre un insegnamento che l’amore vero, unico, sincero, disinteressato esiste ancora ed è bene tenerlo stretto o aspettare che arrivi. Ed è bene pensare che gli uomini sotto sotto hanno un cuore che batte e senza l’amore della loro vita sono persi, come bussole che perdono la direzione.  

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