Storie comuni. Cameriere a Capodanno ad un passo dalla laurea

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Mancavano poche ore al nuovo anno, in clima già di festa, in un locale che pian piano si riempiva di gente, di sorrisi, di vestiti eleganti, di aspettative per il 2016, incontro lui: poco più che ventenne, con una divisa ben stirata, la cravatta rossa ben annotata, un portamento dritto ed elegante, pochi sorrisi e perfetta manualità. I suoi gesti divini, corretti, quasi sincronizzati, si aggira tra i tavoli dà il benvenuto alla clientela, augura buona fine, poi inizia a servire con maestria, con perfezione, muto non parla. Si avvicina al tavolo in cui ero seduta, mi accenna un sorriso, lo avevo già incontrato in quel locale, mi rinnova gli auguri per la mia laurea e sottovoce mi dice che nel nuovo anno si laureerà anche lui. Ingegneria aerospaziale. Mi si è aperto un mondo davanti agli occhi, un mondo giovane, bello, vero e sincero, un mondo fatto di giovani e di sacrifici. Francesco, lo chiamo così, anche la notte di San Silvestro lavorava per pagarsi gli studi, per arrivare a completare il tassello del suo puzzle universitario, per giungere al traguardo della laurea. Tutti noi eravamo lì in quel clima di festa, di gioia, pensando già alla notte di festa, di baldoria, ma lui era lì perchè nel nuovo anno doveva laurearsi e questo significava lavorare anche l’ultimo giorno dell’anno, far mattina mentre gli altri-anche della sua età-lavoravano. Francesco ce l’ho stampato nella mente, perchè ho pensato alla mamma a casa a festeggiare col cuore in gola, sapendo che suo figlio lavorava per finanziarsi gli studi, per essere “qualcuno” nella sua vita. Inevitabilmente ho pensato al potenziale che il nostro Paese ha ma a cui non bada. Siamo nell’era dell’ Uni-superficialità. Spesso pesiamo che gli studenti siano nullafacenti che studiano per non lavorare, che perdono volontariamente il loro tempo, che non si applicano, che lasciano scorrere gli anni dell’università per sfuggire alla ricerca di un lavoro. Li hanno chiamati negli anni “choosy, mammoni, gente allo sbando”, certo, qualche volta corrisponde al vero, ma altre volte, come nel caso di Francesco e di mille altri come lui, corrisponde a verità. Non sono leggende, i giovani così esistono. Se ci pensiamo bene, ognuno di noi ne conosce almeno un paio. Ma quello che non si dice mai è che esiste una buona parte di giovani che crede ancora in quello che studia e lo fa per passione.

L’università italiana è il nostro orgoglio ed è innegabilmente una delle istituzioni più importanti del nostro Paese, che va valorizzata, ma ancor di più bisogna sostenere e valorizzare gli studenti, il nostro potenziale, il nostro futuro e non guardare con disprezzo chi si laurea dopo qualche anno dall’iscrizione al corso di laurea, o chi salta degli appelli, perchè signori miei esiste un’Italia che ha fame e sete di lavoro perchè il lavoro equivale alla retribuzione e questa permette di vivere, spendere, mantenersi agli studi. Non chiamiamoli “bamboccioni” o “eterni studenti”, perchè sono altri gli eterni studenti e fatevolo dire da una che è fresca di laurea, quindi gli studenti “pigri” quelli che si permettono il lusso di stare in eterno all’università sono quelli che ne hanno la possibilità e che si prendono con comodo gli studi, ma quelli che lavorano e studiano sono la ricchezza del nostro Paese al quadrato, non dimentichiamocelo.

 

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