Agire, subito. A fianco delle donne vittime di violenza e di chi non ha più voce…

untitled 2Donne umiliate, maltrattate, picchiate ed uccise. Un bollettino da guerra, la cronaca di queste ultime ore. Da Nord a Sud dell’Italia e non c’è ceto sociale o differenze culturali che tengano. Gli uomini diventano violenti, bastardi e cattivi. Senza se e senza ma. Un’ignobile guerra contro le donne che ci rimettono i sentimenti, le paure, le angosce e molto-troppo spesso la vita. Inaccettabile. Intollerabile. Fermiamo questa violenza inaudita. Abbiamo bisogno di uno Stato che stia accanto alle vittime, che le supporti, li tuteli. Abbiamo bisogno di pene certe e severe.

Siamo stanche “del poi faremo”, “è pronto un disegno di legge”, proclami a cui non seguono i fatti e si continua ad essere umiliate o uccise dall’uomo che credevamo ci amasse.
E’ impensabile che alle soglie del 2019 in una società che corre veloce e fatta di donne di potere e di carattere, le donne siano ancora l’avamposto della politica e delle tutele.

Avete idea di cosa di prova a stare accanto ad una persona che anche per una banalità diventa violento, irascibile, aggressivo, che ti accusa –anche se colpa non ne hai?

Avete idea di cosa si prova ad aver paura-ma di quelle che ti scappa la pipì- quando inizia a sbattere i pugni su qualsiasi cosa, quando la rabbia è fuoco nei suoi occhi e ti guarda come se fossi il diavolo in persona? Avete idea di cosa si prova fingere a se stessi che è solo un momento, che poi passerà? O quando ti fai mille domande e magari cerchi di capire dove hai sbagliato, colpevolizzandoti, ne avete idea?

Avete idea di come la tua vita diventa “oggetto suo”, ti priva prima degli amici, poi ti impone dei diktat, poi inizia a mettere bocca nel tuo lavoro, sui tuoi accordi lavorativi, sino ad allontanarti da tutto. Ne avete idea?

Avete idea di come “quell’uomo” riesca a spegnere quell’uragano di vitalità, energia, spensieratezza, gioia che sei? E’ come se un albero si spogliasse di tutte le sue foglie anche se non è autunno. Ti spegni. Ti annulli. Ti cancelli.

Avete idea di cosa si prova ad essere abbandonati su una strada di notte solo perché “hai osato” dire di voler tornare a casa. Perché casa dei tuoi genitori è sempre il porto sicuro dove vuoi tornare.

Vi potrei chiedere altri dieci, cento “avete idea”, ma preferisco fermarmi qui.

 

Direte e penserete: “gli uomini violenti vanno lasciati e subito. Ai primi segnali”, sapete se lo ripetono anche le donne che prendono coscienza di essere annullate, violentante psicologicamente, fisicamente, donne che si sentono oggetto, ma non è sempre così facile e sapete perché? Perché la paura si amplifica, arrivano le scenate sotto casa, arrivano i messaggi che fanno paura, le ansie si moltiplicano, e nel frattempo ti sei spenta totalmente: non sorridi più, non hai più tutta quell’energia, ti senti una stupida: “perché i segnali c’erano” (te lo dici da sola) e sai di non essere tutelata da nessuno: se denunci non possono agire, infondo e –nella stragrande maggioranza dei casi- è un incensurato, e poi secondo il nostro sistema giuridico alla prima denuncia non si può intervenire. Che poi anche alla seconda, terza, centesima non è che sempre ci siano interventi di tutela, a volte sono delle misure di allontanamento che poco o nulla fanno. Così decidi di fare da sola, farti aiutare, supportare e proteggere dalla tua famiglia. Esci con gli amici-almeno sei in compagnia-, cambi abitudini, blocchi numero, social, porti con te sempre il telefono-si sa mai qualcosa- e speri (forse egoisticamente ed in cattiva fede) che lui possa distogliere il suo sguardo e magari invaghirsi di un’altra-mentre ti ripeti: ”poverina”-.

E quando le cose si placano –nella migliore delle ipotesi che auguro a tutti che possa essere così- ti ritrovi con la famiglia che è indebolita e sfinita, ma è stata la tua salvezza, pochi veri amici al tuo fianco, sono passate settimane e mesi e sei ritornata quella che eri con la tua vita, i tuoi difetti, il tuo carattere, ed una sera ti ritrovi a parlarne come se stessi parlando in terza persona, come se tu stessi raccontando la storia di qualcun altro, non la tua.

Ma non sempre ahimè, ahinoi così, a volte c’è una tomba che aspetta le donne che non potranno parlarne più e non potranno più riprendersi la loro vita.
Agiamo, Agite subito, adesso, non c’è più tempo.

 

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