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“Mamma posso usare lo smartphone?” Se i figli chiedono, i genitori cosa dovrebbero rispondere?

untitledAdolescenti solitari e depressi, immagine di una generazione da smartphone, che si annoia e si sente “troppo libera” quando è in astinenza da cellulare. Sbronzi di telefono. Senza cellulare si sentono soli e più stressati. I Millennials sono pigri, eterni insoddisfatti e socialmente dipendenti. Hanno detto addio al caro diario ed hanno fatto del cellulare il loro miglior confidente. I nativi digitali crescono davanti al telefono, dialogano con l’intelligenza artificiale, guadagnano follower. E la nuova età adulta per web e social si abbassa vertiginosamente. “Ce l’hanno tutti”, “Mi serve per i compiti”, “Mi serve per parlare con i miei amici su watsapp”, le abbiamo sentite tutti queste frasi almeno una volta nella vita da genitori o da educatori di una nuova società che dallo smartphone proprio non riesce a staccarsene. La richiesta dello smartphone presto o tardi, tocca a tutti i genitori, che si sentono spaesati e temendo di fare del proprio figlio un escluso o di generare infinita discordia, lo consegnano nelle sue mani inesperte dei loro figli. Anche perché molti genitori lo vedono come un rassicurante elettronico in grado di rintracciare il proprio figlio ovunque ed in qualsiasi momento. Ma qual è l’età giusta? Non esiste un’età giusta e non saranno posti dei limiti. Secondo i dati di “Eukids” 2017, in Italia, più della metà dei bambini già a 9 anni possiede uno smartphone, percentuale al 97% quando si arriva ai 15. Prima di regalarglielo chiedetevi: “gli serve? E’ pronto per utilizzarlo e per gestirne la complessità?” Sempre più ricerche dimostrano che i bambini che usano precocemente e intensamente le tecnologie sviluppano meno abilità sociali. Oggi sappiamo che lo smartphone impatta in modo definitivo sulle competenze cognitive ed emotive e su alcune delle sfide evolutive come lo sviluppo sessuale, la costruzione delle passioni, quella delle dipendenze. Lo smartphone è la principale causa di distrazione, stimolando a fare più cose contemporaneamente, in un momento in cui la concentrazione e l’attenzione devono essere sperimentate da soli. Da un punto di vista dello studio, riduce la creatività e la risoluzione di problemi a un click con un motore di ricerca. Secondo alcuni terapeuti sono molti i genitori che si rivolgono ad un esperto per aiutarli a gestire le problematiche di abuso da tecnologia. Lo smartphone non va vietato, piuttosto regolarizzato. E’ buona regola dare ai figli delle fasce orarie in cui utilizzare il cellulare, intervallando anche i momenti che precedono e seguono i compiti. Cercate di dare uno sguardo alle sue ricerche e alle sue chat. Lasciategli più spazio per navigare in internet e meno dallo smartphone. Spesso il cellulare è richiesto per avere a portata di mano i social network, mentre internet consente di poter approfondire e ricercare ed è possibile farlo da un normalissimo computer o tablet. Accertatevi del reale utilizzo che vorrebbe farne vostro figlio. Se credete che sia giunto il momento per i vostri figli di avere uno smartphone, per i primi mesi optate per un cellulare condiviso, di famiglia, così da controllare giochi, social e chat. Poi costruite con lui un “contratto educativo” con regole chiare e precise in cui stabilite i momenti on-line ed off-line, stabilendo gli orari e la durata della navigazione. Una mia utente mi ha raccontato di una sveglietta che dopo trenta minuti di utilizzo dello smartphone suona ed i bimbi la vivono come una regola goliardica. Mentre, un’altra mia utente che non riusciva a gestire più la prestazione continua dello smartphone della figlia, mi ha raccontato di una “moda” molto in voga tra i giovanissimi: gare notturne su watsapp per controllare chi “crolla” prima al sonno. L’ultimo accesso segna il momento in cui l’altro compagno si è lasciato andare tra le braccia di Morfeo. E così gli adolescenti vanno a dormire addirittura alle tre di notte, pur di essere svegli ed arrivare primi. Comunicate loro limiti da non trapassare e fategli sapere che sarete lì a presidiare. Senza dimenticare che alcune regole esistono già, di legge. Se vi chiede di aprire un profilo Facebook, sappiate che sino ai 13 anni è vietato. Per watsapp ditegli che può usarlo ma sotto il vostro controllo, perché è un’app consentita a chi ha già 16 anni. Salviamo almeno le zone franche. Ciò che ha fatto la Francia, che ha vietato di usarlo in classe. Quando l’anno scorso la ministra dell’ Istruzione, Valeria Fedeli, lo ha sdoganato in nome di una scuola digitale, le polemiche non si fecero attendere e ammetto di essere contraria all’uso del cellulare in classe. Distrae, crea confusione, permette ai ragazzi di fotografare di nascosto compagni ed insegnanti e di divulgarle come e quando vogliono, mentre, la scuola è il luogo dell’istruzione, dell’educazione e delle regole e se proprio vogliamo renderla digitale ci pensano già lavagne e aule informatiche. Credo che i cellulari vadano lasciati a casa, quantomeno nelle ore scolastiche. Forse se i ragazzi posassero il cellulare e iniziassero a guardarsi negli occhi, condividendo la ricreazione in un rapporto umano anziché sui social, forse sarebbero meno digitali e più umani, più altruisti. Più consapevoli e meno egoisti. Più veri e meno finti. In classe è necessario concentrarsi sul volto dell’altro, prestare attenzione a chi parla. La scuola deve rimanere un luogo dove regole e comportamenti sono condivisi da tutti.

(Articolo pubblicato sul mio blog Pagine Sociali per ildenaro.it)

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