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Autostima, chiamata d’ordine per le famiglie

untitled 2Cuore e cervello per antipasto, una buona dose di energia e umorismo, pasta di parole e confronto, e per dessert – lo strappo alla regola- panna e cioccolata, viva la domenica e viva il pranzo in famiglia. E’ il pasto perfetto per un bambino affaticato, annoiato e giù di corde, che per un’intera settimana si divide tra scuola, compiti, passioni, genitori in perenne corsa. Un modo per raccontare qualcosa di sé e anche della settimana trascorsa, perché condividere è la parola d’ordine. Il “menù a tema” è uno dei giochi che unisce la famiglia e la riporta al dialogo e alla condivisione. Perché la famiglia è sinonimo di comunità e come tale è giusto che funzioni. Un pranzo perfetto per una famiglia felice che non è da intendere quella degli spot, ma quella reale con le contraddizioni, i litigi, il tempo che scorre troppo velocemente, ma anche quella che conosce i propri punti di forza e di debolezza, dove ognuno contribuisce a un progetto condiviso. L’idea di base è che per far funzionare, il delicato e difficile ingranaggio familiare, serva sviluppare l’autostima dei singoli. Se ognuno sta bene, l’intero nucleo sta bene e l’autostima familiare ci guadagna. Sdoganate e superate l’idea che le famiglie felici sono tutte uguali. Anche perché c’è da chiedersi: cos’è per noi e per la nostra famiglia la felicità? Per niente uguali le famiglie felici. Ciascuna deve fare i conti con il valore che dà a sé. E lavorarci con impegno ed interesse. Con giochi che uniscono e momenti di condivisione, ma fondamentalmente con tanto tempo e con programmi familiari comuni. Gli elementi da considerare, per un controllo della propria vita, secondo anche molti esperti sono sei: la qualità delle relazioni con amici e colleghi, gli affetti, la capacità di gestire le emozioni, la consapevolezza del corpo, la scuola e il lavoro, l’ambiente. E’ un puzzle di vita che merita attenzione. Le gare e i giochi familiari, devono esser visti in positivo, per una competizione sana e non esagerata. Non deve interessare l’esito della performance ma lo spirito di gruppo. La famiglia è la ricarica quando il morale è a terra. La famiglia, sceneggiatura perfetta ed imperfetta di molti registi e scrittori che nonostante tutto continuano a raccontare le famiglie di oggi. Magari non sempre perfette e felici ma ognuna con il suo metodo e la sua clessidra dell’amore. Famiglia che nasce dall’essere prima di tutto coppia e molto spesso non sempre il duo viaggia in equilibrio, come ha scritto Giada Sundas in “Le mamme ribelli non hanno paura” – “Io e il mio compagno Moreno abbiamo avuto momenti difficili. Ma ogni volta che uno si sentiva a pezzi, l’altro aiutava.” Non sono perfetti Giada e Moreno ma sono riusciti a fare tesoro delle proprie debolezze. Sapere di non essere sempre genitori al top vuol dire essere un genitore con una buona autostima. Bisogna abbandonare l’anacronismo, non pensare alla famiglia delle pubblicità ma a quella contemporanea, che in alcuni casi è imperfetta, scomposta, folle, sopra le righe e fuori dagli schemi. Ne è un esempio la famiglia Pozzoli, ovvero Gianmarco, Alice e Giosuè di due anni e Olivia Tosca: celebri su Facebook come “The Pozzolis Family” con oltre mezzo milioni di seguaci entusiasti, dalla quale è nato anche “Un figlio e ho detto tutto” edito da Mondadori, Gianmarco ed Alice si raccontano tutti i giorni: il loro “metodo famiglia felice” è basato proprio sulla condivisione, da molti dimenticata o irraggiungibile. La coppia ha trasformato la loro vita in un lavoro, così da viversi la genitorialità pienamente. I due fanno i turni per essere sempre presenti con i bimbi Non se la sente di dare ricette di felicità, tranne una: “Ci avevano terrorizzato le mamme tuttologhe che sparavano sentenze mentre i mariti erano messi da parte. Ci è venuto naturale conservare l’identità di coppia”.

E voi ora chiedetevi se ve la sentite di condividere in famiglia? Ci proverete ad essere felici senza strane pubblicità ed idee perfette?

(Articolo pubblicato sul mio blog Pagine Sociali per ildenaro.it)

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#duemiladiciassette di sentimenti. Il racconto del mio personale anno

foto per blog 2Facebook, il racconto del mio 2017 è #duemiladiciassette ma te lo racconto io, seppur gli anni non si raccontano ma si vivono intensamente e fortemente con annessi e connessi. Ma gli anni emozionano, spaventano, sono tempeste e tornati, gioie infinite e sorrisi e allora ti racconto cosa ho provato.

PAURA

Quando ho visto la morte in faccia di una persona a me cara

Quando dopo centinaia di curriculum inviati il telefono non suona

Quando vai a fare un colloquio ma conta più “se ci stai” che la sostanza

Quella di essere sempre “poco” per gli altri

Quella di perdere chi ami

 

ANSIA

Per il tempo, sempre poco

Quella di perdere tempo, quando invece fai mille cose

Quella che si prova quando qualcuno non ti vuole

Quella dei colloqui che sembra sempre come il primo esame all’università

Quando squilla il telefono di sera o nel cuore della notte ed è il coglione di turno che sbaglia numero

 

DOLORE

Per la sofferenza altrui

Quando scopri che non è come pensavi ma è tutta un’altra realtà

Quando sei impotente davanti al dolore degli altri

Quando il dolore ti sfida

 

RABBIA

Davanti alla mia impotenza

Davanti a futili motivi che degenerano in strane discussione

Che mi tengo dentro e mi fa chiudere lo stomaco

Quella che provi quando vorresti essere una normale ventiquattenne un po’ sballata e senza responsabilità

Quella che provo davanti a progetti a vuoto

Quella di un sociale arrangiato e vuoto

FELICITA’

Negli occhi, nei gesti, negli abbracci di mio nipote Claudio, infinito amore della mia vita

Quella di un abbraccio vero e sincero

Quando sono in corsia coi malati, perché sono loro che danno qualcosa a me e non io a loro, ne sono certa

Quando mi spendo per gli altri nel mio “infinito buonismo” come dicono in molti

Quando riesco a regalare un sorriso ai miei genitori e alla mia mamma

Quando salto sulle note della musica e mi sento libera e felice

#duemiladiciassette di pianti, sorrisi, incazzature, delusioni, di forza che pensi di non avere ma che esce dal cilindro senza accorgertene. Questo Natale non chiedo nulla, ma la Speranza quella sì ed un pizzico di Serenità che possa trovarsi nelle persone, nel lavoro, nell’affetto di chi ci ama ed i noi, sperando di essere sempre persone nuove e migliori. Ma, sbagliare anche, perché il più grande regalo che possiamo farci è sbagliare dal colore della maglia che acquistiamo o nella vita, l’importante è trovarne la morale e magari ricominciare più forte di prima, o almeno ci si prova.

E… buon fine 2017 e buon occhio al 2018!

 

 

 

 

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