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Giustizia, cosa cambia con la riforma dell’ordinamento penitenziario

imagesPiù misure alternative al carcere esclusi i reati più gravi. Questo il cardine della riforma dell’ordinamento penitenziario, approvata in Consiglio dei Ministri. Il sovraffollamento è il senso delle nuove misure, aumenta il rischio che la pena non sia rieducativa, da qui il potenziamento della rieducazione come del reinserimento sociale. Stabilite poi maggiori tutele per i diritti dei detenuti in termini di salute, identità di genere, incolumità personale, oltre ad una nuova disciplina per i colloqui con i familiari e per l’uso delle tecnologie informatiche all’interno del carcere. Il testo dovrà ora tornare alle Commissioni parlamentari per l’ultimo vaglio, ma, intanto non è esente dalla polemica politica. All’attacco il centro destra: da Fratelli d’Italia, alla Lega, che promettono battaglia. “Non è un salva ladri, né uno svuota carceri” ha precisato il guardasigilli Orlando, che ha spiegato che si dovrà valutare il comportamento del detenuto e ammetterlo a misure alternative al carcere, che prevedono percorsi di lavoro e di servizio sociale, che gli consentono di restituire qualcosa di quello che ha tolto alla società e di non essere recidivo. Misure che mirano ad abbattere il muro delle recidive, che resta il più alto in Europa, seppur in Italia si spende quasi 3 miliardi l’anno per il trattamento dei detenuti, così come confermato da Orlando. L’obiettivo principale della riforma è rendere attuale l’ordinamento penitenziario previsto dalla legge di riforma penitenziaria 354/1975, per adeguarlo ai successivi orientamenti della giurisprudenza della Corte Costituzionale, Corte di Cassazione e delle Corti europee. Quindi con soluzioni che non indeboliscano la sicurezza della collettività, infatti, non si estende la possibilità ai detenuti in regime di 41bis per reati di mafia e per i reati di terrorismo, ma si riporti al centro del sistema la finalità rieducativa della pena indicata anche dall’articolo 27 della Costituzione, ma anche facilitare la gestione del settore penitenziario e a diminuire il sovraffollamento. Un passo legislativo sui temi delicati come la salute psichica, l’accesso alle misure alternative, la vita interna alle carceri, i rapporti con l’esterno ed il sistema disciplinare. Carceri e condizioni disumane, da anni il dibattito infuoca il mondo politico e si pone al centro dell’attenzione. Dopo una flessione nel numero dei detenuti seguita dalla sentenza Torreggiani, con la quale la Corte europea dei diritti umani condannò l’Italia per trattamenti inumani e degradanti, negli ultimi tre anni si è assistito ad un aumento costante delle presenze in carcere. La riforma dell’ordinamento penitenziario, dovrebbe dare l’opportunità di tornare a far calare gli attuali numeri con ripercussioni positive sulla vita in carcere. Le questioni attualmente aperte, che riguardano le carceri italiane, che proprio a causa del sovraffollamento, non riescono a trovare soluzioni. Tra questi ad esempio la necessità di ampie ristrutturazioni degli istituti. In più della metà delle strutture ci sono celle senza doccia ed in molte celle manca l’ acqua calda, in violazione di quanto prevede la legge. Sovraffollamento e aumento dei suicidi si presentano così, oggi, gli istituti di pena italiani, destinati ad accogliere soggetti che trasgredendo le prescrizioni di legge, sono sanzionati con la pena. Condizioni disumane e poche opportunità di recupero, così come è nell’intento della riforma del ’75: la pena deve avere caratteri di rieducazione e reinserimento educativo e sociale. Una realtà, quella del sistema penitenziario rinnegata ed oscura per troppi anni, sino ad oggi, in questo colpo di coda del governo, che propone misure alternative che reinseriscano nella società con dignità e rispetto del detenuto e della comunità stessa, restando fermo nell’intento che spetta al magistrato di sorveglianza, così come detta anche il diritto penitenziario, ogni decisione in merito, valutando ogni singolo caso. La proposta di modifica dell’ordinamento penitenziario dalla sua ha un’apertura umana, dignitosa, ma restano ancora diritti come i minori e la sessualità da affrontare. L’auspicio è che la grossa maggioranza, fresca di vincitori, guardi anche al sistema carcerario, perché ci sono luoghi come le celle, dai quali ci si aspetta il loro regno con l’orecchio al suolo e le braccia intorno alla testa, cercando di emergere da quel braccio carcerario che oggi li tieni lì.

(Articolo pubblicato per il mio blog Pagine sociali per ildenaro.it)

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Febbre d’azzardo: le nuove misure varate dal Governo contro la ludopatia…

img_0217Il gioco d’azzardo strega gli italiani. Business record da 95 miliardi di euro. GrattaeVinci, slot machine e videopoker: nel 2016 il giro d’affari è cresciuto del 7%. Un milione i ludopatici: da curare. In mezzo c’è un’area grigia di chi trascorre ore nei bar, nelle tabaccherie, tra slot, gratta e vinci e lotto istantaneo. Due milioni e mezzo di giocatori che, pur non compulsivi, investono cifre consistenti di denaro nella speranza del colpo di fortuna che possa cambiare la loro vita.  E’ di 95 miliardi di euro l’anno il giro d’affari del gioco d’azzardo legale, una delle prime industrie del paese che garantisce migliaia di posti di lavoro. Gratta e vinci, bingo, slot machine, videolottery, giochi on line: 16 milioni di italiani hanno giocato d’azzardo con 260 milioni di euro al giorno, cioè 3012 euro al secondo. Un record di entrate nelle casse dello stato per 10 miliardi di euro. Una “febbre” che ha  creato anche un’emergenza da gioco patologico per la prima volta inserita dallo Stato tra le nuove dipendenze. 7 mila le persone in cura ufficialmente in Italia, numerosi gli ambulatori che continuano ad aprire su e giù per il Paese. Ma il dato che più emerge è quello dei familiari coinvolti. Un triste esercito di genitori, figli e fratelli che spesso subiscono conseguenze pesanti pur non avendo alcuna colpa. Il gioco “passivo” coinvolge, per ogni giocatore, tra le 5 e le 7 persone. Una categoria che comprende mogli, figli, genitori ma anche colleghi, datori di lavoro e fornitori. Spesso la ludopatia produce situazioni violente, che sfociano anche nella violenza domestica ed in comportamenti come bugie e falsità. I legami familiari possono facilmente spezzarsi per vari motivi e il numero di separazioni e di divorzi che fanno seguito alla dipendenza dal gioco d’azzardo è in crescente aumento. I centri di cura statali e privati provano a ricucire i legami fra i coniugi e i figli. Un percorso difficile, perché riguarda la persona affetta da ludopatia ma anche i suoi stessi familiari, che sono invitati a comprendere le cause e le manifestazioni della dipendenza da gioco d’azzardo e possono essere istruiti da personale esperto per quanto riguarda i comportamenti da mantenere. Accattivanti, colorati, sonori, con un’infinita possibilità di vincere: i nuovi giochi attirano gli italiani in una guerra d’azzardo che ogni giorno si consuma in Italia, con un giro d’affari non indifferente per le casse dello Stato. Vani i tentativi in questi anni da parte del Governo che ha tentato un accordo tra le parti per varare una riforma. Ma di slot machine, video pocker, macchinette mangia soldi, d’ora in poi ne vedremo in giro sempre meno. Dopo oltre un anno di lavori: Governo, Regioni ed enti locali hanno raggiunto l’intesa sul riordino del settore. In tre anni i punti gioco saranno dimezzati, passeranno da 400mila a 265mila, 142mila vecchie macchinette saranno rottamate e non più rimpiazzate. Le sale gioco dovranno essere distanti dai luoghi sensibili: scuole, chiese, oratori. Saranno i sindaci ad imporlo come accadrà per le fasce orarie di chiusura, fino a sei ore consecutive al giorno. Le sale slot dovranno assicurare standard di sicurezza, videosorveglianza, accesso selettivo dei giocatori: ai quali sarà chiesto di esibire un documento di riconoscimento. Il personale, infine, dovrà essere informato sui rischi delle ludopatie. Il solo vedere un punto di gioco, una slot machine o qualsiasi altra possibilità di gioco innesca in chi ha un disturbo compulsivo come il giocatore d’azzardo, lo stesso effetto che può avere un fiammifero con la benzina: ovvero, un processo incontrollabile che poi lo stesso giocatore non riesce più a frenare, specie quando inizia a vincere anche somme modeste e ritenta per cifre sempre più alte, senza arrendersi alle perdite. Un accordo non semplice che ha sollevato dubbi sugli introiti del monopolio di Stato, in un settore con quasi 300mila addetti ma più alto è il numero di italiani che di gioco si sono ammalati arrivando a toccare la soglia della povertà, causando l’impoverimento delle famiglie con ricadute negative sui territori.

(Articolo pubblicato per ildenaro.it)

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