Archivi tag: #insegnamento

Muri di street art per risvegliare le coscienze

L’arte che smuove le coscienze, così le città e le periferie, i luoghi simbolo toccati dalle morti ingiuste ma ricche di significato, tornano a vivere e a smuovere le coscienze civili, diventando testimone di legalità e giustizia nelle nuove generazioni. Qualche giorno fa il famoso street artist Jorit, ha lasciato la sua arte impressa nel ritratto di Marcello Torre, che fu a Pagani (Sa) sindaco e che venne assassinato l’11 dicembre 1980. L’artista ha colto il firmamento del sindaco Torre, riportando come base del ritratto una parte della lettera-testamento che l’avvocato sindaco lasciò nelle mani del giudice Santacroce il 30 maggio del 1980, nel quale egli ribadiva il sogno di una Pagani libera e civile, a servizio della quale si era messo con tanta determinazione ed altrettanta competenza. Un murales che oggi ha il sapore di un memorandum per il governo e per i giorni che stiamo vivendo, in cui a farla da padrona è la notizia della scarcerazione di Giovanni Brusca, boss che firmò la strage di Capaci, colui che azionò il telecomando della strage, ha ricevuto l’applicazione dei benefici previsti per i collaboratori di giustizia “affidabili”, dopo un quarto di secolo in galera.  Scarcerazione che indigna e confonde chi nella giustizia nutre un sentimento di forza e di speranza. Muri che si riempiono di parole e volti, messaggi di speranza e di futuro, ma soprattutto conoscenza per i più giovani a digiuno di storia contemporanea e di esempi veri e leali, la street art è il modo più diretto, semplice e giovanile per arrivare a loro e per “parlargli” di uomini giusti, che con il loro impegno ed il loro sacrificio hanno segnato anni e coscienze, lasciando alle generazioni future un insegnamento di vita, affinché uomini di potere e criminalità organizzata, fossero messi all’angolo da giovani di ideali e di valori, che con coscienza pulita e schiena dritta segnano il gol tanto desiderato dal loro impegno. I murales risvegliano le coscienze ma salvano anche molte zone e periferie da Nord a Sud Italia, e pur restando ancora un fenomeno di frontiera, la street art è riconosciuta nel mondo dell’arte, guadagnando il rispetto delle altre forme artistiche tradizionali ed entrando nelle gallerie di tutto il mondo. Riesce a promuovere l’impegno della comunità, l’inclusione sociale, abbellisce i luoghi, combatte il degrado e promuove e recupera spazi di socializzazione. Una vera e propria soluzione la street art. Segno anche di un percorso di mutazione: quello che un tempo era associato ad atti di vandalismo, di espropriazione dello spazio pubblico ad opera di imbrattatori notturni con scarso senso civico, oggi è considerata una forma di espressione collettiva in grado di raggiungere le masse e di colpire gli occhi e le coscienze, capace di unire culture, generazioni e linguaggi diversi. Una realtà nel quale molte amministrazioni comunali si affidano per rigenerare e qualificare intere porzioni urbane disagiate e degradate. Perché se la periferia si presenta come una spia analitica dello stato di salute di una società, con i murales emergono tutte le contraddizioni e le potenzialità di un territorio e di un contesto urbano. In questo modo l’opera di strada si fa descrizione di quei luoghi contribuendo a risvegliare nelle coscienze di chi li abita la volontà di reclamare la propria esistenza ed i propri diritti. Al Parco Merola di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, luogo difficile e con scarso accesso ai servizi, c’è poco verde e tanto grigio, ma da qualche tempo nella giungla di cemento spuntano i colori delle grandi facciate dipinte del Parco dei murales, che ha ridato nuova identità al complesso residenziale: un progetto di riqualificazione artistica e rigenerazione sociale, che grazie all’abbellimento promuove arte, valori e consapevolezza anche in un contesto disagiato che si avvicina all’integrazione nelle periferie. Insomma non più muri da imbrattare ma da ammirare la cui forza espressiva è un colpo dritto alle coscienze. Allora c’è da chiedersi se forse abbiamo trovato un modo del tutto nuovo per arrivare ai più giovani su temi sociali di grande importanza?

(Articolo pubblicato sul mio blog Pagine Sociali per ildenaro.it)

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Racconti d’attesa/parte3. Medici che vanno oltre…

IMG_0217

Cos’è l’oltre? Una sottilissima linea tra l’osare e il non osare, il fare e il non fare, l’esserci e non l’esserci. L’oltre è quel qualcosa che fai. Punto. Ma l’oltre non è da tutti e non è per tutti. L’oltre non pensi di trovarlo in un ospedale, in una clinica, in una sala d’attesa e ancor di più in un medico ed invece la vita nella sua straordinaria imprevedibilità ti sorprende. Negli anni, per svariate avventure-disavventure della vita e della salute ho incontrato diversi medici ma mai nessuno era riuscito ad andare oltre, entrando nelle mie grazie, ma ancor di più stupendomi e facendomi conoscere quel lato umano e sincero dei medici. Ho incontrato il professor Pierluigi Cillo, perché nel suo studio ho portato mia mamma, il miglior ortopedico che possa esistere in una sanità che spesso ci racconta una pagina negativa, brutta e controcorrente. La paziente era lei, ma lui mi ha guardata e poi ha iniziato a visitarmi con i suoi modi anche “bruschi”. Ero confusa, mi dicevo che non avesse capito chi era davvero la paziente. Non mi conosceva ma stava per darmi una grande lezione di vita. Da sempre ho una postura non proprio corretta, più un atteggiamento, un’abitudine, che certo ad un attento e bravo medico non passa inosservata, specie se è il suo mestiere. Non solo mi ha visitata con mio stupore, anche perché non ero lì per me e non mi sarei aspettata mai quella visita, quell’attenzione ma ancor di più da uno sconosciuto che per la prima volta mi vedeva non mi sarei aspettata quelle parole che mi sono arrivate dritte al cuore e alla mente, sarà stato per i suoi modi, sarà stato per il fatto che non lo conoscevo, quindi mi colpiva ancor di più. E bene, mi disse che nella vita se avessi camminato ancora così non solo per salute avrei avuto problemi, ma che nessuno mi avesse presa sul serio, in considerazione, mi avrebbero scartato ad un colloquio di lavoro, perché più dell’85% è giocato proprio dalla postura. Sicuramente quelle parole non furono bellissime, ma non si fermò lì, mi disse che mi comportavo così perché io dicevo al mondo “scusate se esisto” e che non avevo nulla da nascondere o da chiedere scusa. Furono queste le ultime parole che mi disse sulla soglia della porta all’uscita del suo studio, quando vide che tutto il discorso fattomi in precedenza non era servito a niente, perché stavo uscendo con quella stessa postura di prima dal suo studio. E bene, quelle parole finali mi colpirono, perché aveva capito la mia timidezza, il mio chiedere continuamente “scusa”, senza neppure conoscermi e con la sua età, il suo sapere, la sua esperienza, mi voleva svegliare, farmi aprire gli occhi. Io non le ho dimenticate quelle parole, anzi, ne ho fatto il mio monito, il mio motto di vita perché è vero di cosa dovremmo mai vergognarci? Di una cicatrice, di una benda che portiamo, o ancor di più di cosa dobbiamo scusarci? Quindi schiena dritta e testa alta sempre. Spalle dentro e petto in fuori, potremmo sembrare “atteggiate”, modelle snob, per qualcuno, ma lasciamo parlare gli altri, infondo se qualcuno non parla non vive. Il chiacchiericcio è sempre esistito e sempre ci sarà, ma noi? Noi possiamo essere quello che siamo e senza vergognarci.

Le sale d’attesa mi hanno insegnato e mi stanno insegnando tante cose, che cerco di trasmettere tra le pagine del mio blog, tra un commento ed una critica, tra un approfondimento e l’altro. Lo faccio perché le storie che gli altri mi raccontano, quelle che mi insegano a vivere o a “campare” come si dice dalle mie parti, quelle che mi emozionano, che mi rendono più umana, quelle che mi fanno conoscere, riscoprire il sapore dell’amore e non dell’amaro, quelle che mi stupiscono sempre e comunque, vorrei che fossero non solo un mio bagaglio, una mia esperienza ma l’esperienza di tutti, affinché un piccolo insegnamento tutti possiamo trarlo o quantomeno stupirci, perché oggi è così tanto difficile stupirsi nel bene. Ma ancor di più vorrei che chi mi leggesse, chi mi segue: che sia giovane o anziano, ragazzo o adulto, possa capire qualcosa della vita, delle storie personali, perché io nella vita, nelle storie cerco di trovare l’altra faccia della medaglia, per trarne in un insegnamento, altrimenti sarebbero storie solo udite e non ascoltate. Ed anche il professor Cillo mi ha dato una bella lezione di vita, forse la migliore, che mi ha scossa e fatto aprire gli occhi e vorrei che gli occhi li aprissero quelle ragazze che magari portano la macchinetta, gli occhiali, che hanno i brufoli, che sono un po’ tonde, che hanno una cicatrice, una benda, che non si vestono magari alla moda, o che hanno mille altri “difetti”, mille altre problematiche: non vergognatevi di quello che siete e camminate a testa alta sempre perché non avete nulla di cui vergognarvi o di cui chiedere scusa, perché se non avete rubato, ucciso, allora non avete fatto niente.

Contrassegnato da tag , , , , ,